Quali sono i possibili effetti psicologici di un terremoto? 

Dopo un terremoto, le persone possono manifestare diverse reazioni. Conoscerle è utile, perché ci dà un parametro per capire che alcuni comportamenti sono del tutto normali, mentre altri devono piuttosto essere considerati patologici.

Il principale disturbo psicologico in seguito ad un evento sismico è il “trauma”. Il significato della parola “trauma” – dal latino Tràuma, dal greco Trayma -, ferita o lesione prodotta da cause esterne, ci introduce al concetto di qualcosa che lede l’integrità della persona, sia a livello fisico che psicologico e che ne altera lo stato.

Il trauma che un terremoto crea intacca qualcosa di profondo, qualcosa che è legato all’identità delle persone, alle certezze di una vita, a una quotidianità che non esiste più, all’incertezza sul futuro. Le crepe nelle case e negli edifici hanno moltissime similitudini con le crepe create all’interno delle persone.

Un Trauma Psicologico è un’intensa reazione psicologica d’impotenza, di paura intensa o di orrore conseguente all’essere stati parte di un evento che ha implicato morte, minaccia di morte, gravi lesioni o comunque una minaccia all’integrità fisica propria o di altre persone.

In questo tipo di situazione, la risposta a un evento traumatico è di enorme stress; l’individuo si trova a dover fronteggiare una situazione inattesa, dolorosa, faticosa e drammaticamente nuova, senza essere preparato e con tutte le difficoltà intrinseche in una condizione non voluta.

Tutte le persone sopravvissute a un terremoto restano traumatizzate?

La risposta è No! Come la pelle è preparata a guarire da sola quando ci si taglia, allo stesso modo noi siamo preparati “a guarire” da soli dalle esperienze potenzialmente traumatiche.
Sebbene nella maggior parte dei casi la guarigione avvenga automaticamente, a volte capita che le ferite non tornino a posto come prima, o peggio, s’infettino.

Come sapere se stiamo subendo gli esiti negativi di un Trauma Psicologico?

La condizione di stress che si crea in una persona è, in un primo momento, di fronte ad un evento catastrofico, normale e fisiologica. Il nostro organismo necessita di una riorganizzazione, sia in termini fisiologici che psicologici, e lo stress ci aiuta in questo, sollecitando l’attivazione di tutta una serie di azioni volte a ripristinare la condizione iniziale.

Questa fase, che prende il nome di Disturbo Acuto da Stress e vede le persone rispondere con paura intensa, sentimenti d’impotenza o di orrore.

A volte, tuttavia, le esperienze traumatiche non hanno segni immediati, ma si possono manifestare anche a distanza di settimane o mesi dall’evento e qualora non avvenga il normale processo di elaborazione cerebrale del trauma.

Gli individui si trovano a dover gestire una nuova routine fatta di tempi, oggetti e spazi che sono diversi da quelli di “prima”; la vita, la nostra e quella degli altri intorno a noi, è ora divisa in due, c’era un “prima” e ora c’è un “dopo” il terremoto.

L’adattamento è un percorso e allo stesso tempo un obiettivo degli individui, talvolta è favorito da situazioni sorte spontaneamente, altre volte deve essere incoraggiato e supportato da professionisti.

È in ogni momento del processo di adattamento che può avvenire un evento che devia il corretto percorso di risoluzione e portare a una delle conseguenze più temute nei casi di catastrofe naturale, il Disturbo Post Traumatico da Stress.

La letteratura (Molteni, 2009) riporta che dopo una catastrofe naturale come un terremoto, l’incidenza del Disturbo Post Traumatico da Stress è del 11%.

In questo caso evento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o più) dei seguenti modi:

  1. ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, che comprendono immagini, pensieri, o percezioni.
  2. Sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento.
  3. Agire o sentire come se l’evento traumatico si stesse ripresentando (ciò include sensazioni di rivivere l’esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in stato di intossicazione).
  4. Disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
  5. Reattività fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico.
  6. Evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale (non presenti prima del trauma
  7. Sintomi persistenti di aumentato arousal (non presenti prima del trauma);

I bambini, gli adolescenti e il terremoto

I bambini sono un gruppo ad alto rischio, perché hanno meno risorse per affrontare pensieri ed emozioni derivanti dalla catastrofe vissuta. In particolare, nei bambini da 1 a 5 anni possono manifestarsi sintomi come:

Paura di separarsi dai genitori

Paure varie: degli stranieri, dei mostri, di certi animali ecc.

Disturbi del sonno

Quelli tra i 6 e gli 11 anni possono raccontare ripetutamente, tramite la narrazione o il gioco, parti del disastro: è una loro strategia per gestire l’ansia ed elaborare quanto avvenuto.

Più in generale, alcuni comportamenti di molti bambini in seguito a un terremoto possono essere:

Problemi del sonno

Paura del buio

irritabilità

comportamenti aggressivi

Ansia di separazione

Rifiuto di andare a scuola

Cambiamenti generali in atteggiamenti, comportamenti e nell’umore

Negli adolescenti, invece, possono manifestarsi segni e sintomi più simili a quelli dell’adulto. In particolare, più avanti nel tempo possono manifestare irritabilità, alti livelli di aggressione e atteggiamenti di sfida.

Il consiglio, nel momento in cui certi cambiamenti ci sembrano perdurare o anche nel momento in cui non ci si dovesse sentire in grado di aiutarli o semplicemente per avere preziose informazioni pratiche, è quello di chiedere informazioni a degli psicologi.

Cosa si può fare in questi casi?

In questi casi è opportuno l’intervento ambulatoriale contattando uno psicoterapeuta specializzato in psicotraumatologia. La Terapia Cognitivo Comportamentale è ad oggi la strategia terapeutica di maggiore e documentata efficacia nella cura dei traumi. In particolare tra gli approcci utilizzati nella psicotraumatologia vi è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). L’EMDR è un approccio specifico incaricato di risolvere il ”Disturbo Post Traumatico da Stress” focalizzandosi esclusivamente sul ricordo dell’esperienza traumatica.

L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico.

I movimenti oculari saccadici (movimento rapido e volontario dell’occhio, da destra a sinistra) e ritmici abbinati con l’immagine traumatica, con le convinzioni negative a essa legate e con il disagio emotivo, facilitano la rielaborazione dell’informazione fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi.

Nel 1995 il Dipartimento di Psicologia Clinica dell’American Psychological Association ha condotto una ricerca per definire il grado di efficacia di questo metodo terapeutico, concludendo che l’EMDR è non solo efficace nel trattamento del Disturbo da Stress Post Traumatico, ma che ha addirittura l’indice di efficacia più alto per questa categoria diagnostica.

Il Centro Mente Corpo è in via G. Matteotti 59, a Grottammare.

Contatti: Dott. Marco Forti: 340/3496867, Dott.ssa Marilena De Angelis: 347/0632444     

Sito web: www.psicologosanbenedettodeltronto.it

(Letto 186 volte, 1 oggi)